Sante Muro: la propulsione del movimento

Sante Muro: la propulsione del movimento

di Carlo Maria Nardiello

inArte Multiversi – anno XII – num. 75

 

Come riconoscere un’anima viva, sospinta da reali passioni? Cogliendone il moto. Lo specchio di un movimento dell’anima funge da chiave di lettura di molte manifestazioni artistiche: per il suo tramite diventa possibile conoscere l’arte di Sante Muro.

Da Satriano di Lucania, il paese dei murales dal quale osserva il mondo, il trentaduenne artista ha già conquistato alcuni palcoscenici importanti, tra allestimenti collettivi e personali (l’ultimo dei quali Viaggio nella Città, a Roma).

Diviso com’è tra il ritratto e il paesaggio urbano, il cuore pulsante di Sante Muro si traduce nell’immediatezza di un’introspettiva indagine sul fondo germinale del soggetto prescelto.

Nel tentativo di catturare “l’eterna bellezza di un viso” l’artista pratica l’arte del ritratto con destrezza e vivacità, grazie ad un’allenata capacità di congelare e tracciare (inteso come il disegno della traccia) il tratto unico ed irripetibile di cui ognuno è portatore inconsapevole.

Il ritrattista traduce efficacemente il segreto custodito dal soggetto/oggetto in posa e restituisce immagini storie e pensieri altrimenti invisibili.

Nel gioco di intra-extra praticato dai molti volti fissati sulla tela Sante Muro si scorge il portato di un’esperienza intera che si volge all’interiorità e all’esteriorità con la medesima cura.

Nella serie della Visioni Urbane il dinamismo è imperante.

Dalla pacifica unione tra Spazio ed Uomo emerge in tutta la sua irruenza il costante contatto dell’occhio di Muro con il luogo abitato e plasmato, sia esso il frutto di racconti, di immagini fotografiche o di ricordi vissuti in prima persona.

Oltre alla coincidenza tra le unità aristoteliche di spazio, luogo e tempo, colpisce la fluidità per mezzo della quale sono costruite le sagome che donano vita a metropoli estrapolate dal loro medesimo contesto. Qui la spazialità segue la natura metamorfica dell’umanità tutta, colta nell’attimo in cui ‘azione si realizza.

Non il raggiungimento della meta, topos più che abusato, è il fine dell’artista lucano, bensì comunicare la strenua volontà di trasmissione dell’unicità, dell’irripetibilità di quel dato momento in quel dato luogo di quella data città del mondo: il suo, il nostro, quello di chiunque abbia due occhi per guardare e una vita per sognare.

“L’aria della città rende liberi”, si usava dire nel Medioevo: un universo già nero da non potersi annerire, il colorato pastiche di Sante Muro – incisivo, fissativo, pastoso, lavorato, fatto d’acrilici e bitume – rende manifesta la co-azione di tutti gli elementi che avviano i mo(vi)menti congelati.

In taluni punti sembra che l’artista ricco al mosso intenzionale: ma la cortina del fotografico (inganno cui molti sono stati indotti) è annullata dal’astrazione quasi illogica di un punto della mappa di Muro cui basterebbe escludere il titolo per perderne la precisa cognizione.

Dimostrato che il movimento è la giusta  chiave di lettura per comprendere l’arte di Sante Muro, non resta che seguirne la traiettoria: la parabola pittorica è tutta protesa verso il pieno raggiungimento del colore nella sua totale fedeltà, in un accostamento che potrebbe condurre ad un impressionismo contemporaneo tutto da sperimentare.

Sante Muro - La propulsione del movimento
inArte Multiversi
anno XII – num. 75
Sante Muro: la propulsione del movimento
di Carlo Maria Nardiello

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